
voto
7.5
- Band:
AZAGHAL - Durata: 00:43:17
- Disponibile dal: 29/05/0226
- Etichetta:
- Immortal Frost Productions
Gli Azaghal sono e continuano ad essere una delle black metal band finniche più in forma dell’ultimo decennio. Dopo il pugno in faccia di “Alttarimme on luista tehty”, arriva un altro album di inediti di pregevole fattura – il quattordicesimo full-length, per la cronaca. Può suonare strano dire che qui assistiamo ad un ‘ritorno al passato’ parlando di una band come gli Azaghal, che sostanzialmente non si è mai mossa dalla sua idea di black metal duro e puro. Eppure, se paragonato al succitato, annichilente, lavoro, si capirà che qui il black metal viene sviscerato in forma ancora più pura, gelida e tagliente. Il predecessore, assolutamente devastante, godeva di una produzione satura di suoni ruvidi ed avvolgenti con un black metal spesso innervato da parti death metal che ne moltiplicavano esponenzialmente la ferocia. Sul nuovo “Nekrohelios”, invece, gli Azaghal restano incollati ancor di più al classico black metal: ne è un simbolo l’opener “Elävän Kuoleman Tuhannet Kasvot”, la quale arriva dopo un brevissimo intro che porta il nome del titolo dell’album. Anche se il pezzo non potrà eguagliare l’effetto dirompente dell’indimenticabile opener “Alttarini on luista tehty” dell’ultimo album, il brano è comunque degno di nota e ha tutte le carte per essere considerato un brano black metal formalmente perfetto.
Un po’ a sorpresa, piacevolissima peraltro, arriva la successiva “Elysium” dall’atmosfera più sognante e con l’utilizzo old style – ovvero a tappeto – delle tastiere (elemento che la band non ha mai del tutto relegato in cantina). Il riff portante della struttura è semplicemente da brividi ed il brano scorre rapido come un fiume di montagna in piena. La successiva “Vihan Ruoska” ha un mood maestoso che viene scudisciato da sfuriate black metal tremende che portano alla mente un certo tipo di black, specialmente sinfonico, della seconda metà degli Anni ‘90, in stile Old Man’s Child, Misteltein e affini. “Haava” è poi una canzone piuttosto lunga, la quale si sviluppa in modo magari standard ma non per questo meno concreto, grazie al suo mix di midtempo pesanti e ripartenze melodiche. “Rottien Valtakunta” inizia quindi con un riff davvero cattivo e si svela come uno dei capitoli più sanguinosi dell’intera release, dove il blast-beat è l’asse portante del pezzo assieme alle rasoiate delle chitarre, le quali qui hanno davvero effetti devastanti e a tratti persino dissonanti.
Più avanti arriva l’elogio a Satana con “Saatana, Olen Miekkasi”, dove il principe delle tenebre viene nominato decine e decine di volte; giustamente in questo caso il songwriting si fa primordiale e abrasivo, una sorta di “Satanic Blood” dei Von, ma in salsa finlandese, dove comunque la parte strumentale è parecchio più elaborata. D’altro canto, per un gruppo come gli Azaghal una scelta di questo tipo ci può stare. C’è infine un sottile velo di pazzia in un paio di composizioni di questo album, forse una piccola influenza degli Impaled Nazarene si fa sentire, come su “Yö Katoaa Taakse Kuolevan Kuun” – dove il riffing black metal ha un’anima thrash metal che vivacizza il tutto. Poi, con la successiva “Juret”, si ritorna ad un black metal dal riffing melodico e minimale.
In sostanza, l’album non compie passi in avanti sotto alcun fronte, ma ben riassume quanto fatto in passato dalla band, dagli esordi fino al periodo più recente, per una release che è inequivocabilmente Azaghal al 100% e che presumibilmente farà la gioia dei fan della band finnica. Un altro solido album black metal da parte di una realtà di tutto rispetto. Poche chiacchiere.
Daniel D`Amico for SANREMO.FM
