Articolo di Lorenzo Vezzosi | Foto di Luca Simonazzi
DISCLAIMER
Quello che segue non sarà un resoconto completo delle giornate del festival (warm-up + quattro giorni). Questo a causa di avvenimenti pazzi, imprevidibili e al limite dell’incredulità, che vi saranno chiariti successivamente, se avrete l’arguzia, la pazienza e la bontà di leggere fino in fondo. Vi racconterò l’avvicinamento al Brutal Assault con il warm-up day. Infine, cercherò di riassumere la totalità dei giorni vissuti al festival. Nel mezzo, vi lascerò la mia personalissima Top 15 – con le immancabili honorable mentions – dei gruppi che mi hanno colpito maggiormente e una – altrettanto soggettiva – Top 8 “nuove scoperte”.
Se notate un certo maniavantismo in queste parole, è perché so già che dovremo litigare amichevolmente quando usciranno le due classifiche. Grazie per l’attenzione e buona lettura!
Per chi già ci conoscesse, ben ritrovati. Per chi ancora non dovesse conoscerci, il piacere è nostro. Siamo Lorenzo “James” Vezzosi e Luca “LSimon” Simonazzi e per il secondo anno consecutivo siamo in missione per conto di RockOn, alla scoperta dei festival metal europei con il nostro personalissimo drum and bass on tour (ebbene sì, oltre ad essere rispettivamente scrittore e fotografo per questo viaggio, siamo anche bassista e batterista nella stessa band).
Dicevamo, l’anno scorso, le nostre avventure ci hanno condotto nel cuore della Transilvania, tra magnifici boschi e vampirici castelli, al Rockstadt Extreme Fest in Romania.
Quest’anno abbiamo deciso di esagerare e buttarci nella mischia di uno dei festival più estremi e devastanti d’Europa: il Brutal Assault (per gli amici, anche solo Brutal o BA).
Con 30 anni di esperienza alle spalle, è ancora oggi uno dei festival estivi più fieri e riconosciuti nell’ambiente metal, assolutamente fedele al suo nome, con un bill che ogni anno rischia di intimorire i discepoli meno fedeli al sacro suono del metallo pesante (come il sottroscritto, ad esempio).
Ma torniamo a noi… Nel bel mezzo della canicola estiva che ha martoriato gli animi – e non solo quelli – di tutta Europa, stavamo ancora guardando le line-up dei festival in giro per il continente per scegliere quello più interessante e accattivante da sperimentare, ma anche da potervi raccontare. Discutendo fra noi e con il nostro pazientissimo e mai troppo celebrato coordinatore Ripa (magnifico fotografo, playboy, filantropo, ecc…), la scelta finale è ricaduta sul Brutal, soprattutto per la quantità e varietà di band coinvolte.
Immaginatevi il meglio del meglio della scena metal mondiale, dateci una spolveratina di elettronica e altri generi sperimentali di musica estrema, ed eccovi serviti con una line-up che comprende – per citarne solo alcuni – gruppi come i Body Count di Ice-T, Alcest, Carpenter Brut, Primus, Bleed From Within, Wardruna, DeafHeaven, Animals as Leaders e molti altri (circa 150 artisti in totale tra warm-up day e i 4 giorni di festival vero e proprio).

Dopo un paio di mail e telefonate dei servizi segreti di RockOn, qualche giorno dopo arriva finalmente l’agognata conferma: “via libera, comincia la missione Metal Fest”.
Prenotiamo il volo, l’albergo e finalmente il 3 agosto si parte. Direzione Praga.
Non so voi, ma la capitale della Repubblica Ceca mi suscita sempre un certo fascino, come un incrocio fra Vienna e Parigi, ma dalle vibes un po’ più goth. Tra l’altro, questa è stata la terza volta in cui ci ho messo piede, quindi perché non approfittare di qualche ora di pausa dopo l’atterraggio per fare un giro in centro città? Sorprendentemente, ho scoperto di sapermici muovere ancora piuttosto bene, nonostante siano passati più di dieci anni dall’ultima esperienza. Le strade e le vie che portano alla piazza dell’antico orologio astronomico sono sempre una bella vista che merita una visita almeno una volta della vita. È stato un bel tuffo nei ricordi di viaggi passati, fra il ponte di San Carlo e lo Chapeau Rouge (vi vedo che state sorridendo, cari amici dell’Erasmus). Tuttavia, c’era un treno da prendere, direzione Dvůr Králové nad Labem (per gli amici, solo Dvur), per cui la toccata e fuga si è conclusa molto presto.

Se mi permettete una leggera digressione, il Brutal Assault – dopo vari cambi di location – si tiene da circa 20 anni nella fortezza ottocentesca di Josefov, nella cittadina di Jaroměř. Per intenderci, si tratta di un centro abitato della Boemia, vicino al confine con la Polonia, a due ore di treno da Praga.
Avendo prenotato molto a ridosso del festival, le scelte per la base operativa erano piuttosto ridotte, con Jaroměř praticamente sold out, se non a cifre folli. Da qui la decisione di puntare su Dvur: hotel comodo, senza dissanguare il portafogli, a soli 15 minuti di auto dalla fortezza di Josefov e quindi tutto sommato agile per gli spostamenti in car pooling a pagamento con le app più conosciute. Così, una volta giunti in albergo e completato il riposino tattico di due ore e mezza (la sveglia alle 4 del mattino cominciava a farsi sentire), abbiamo finalmente avuto il tempo di preparare il plan per i giorni del festival.
Ora, i veterani sanno che questa è una delle parti più avvincenti e allo stesso tempo dolorose dei grandi eventi: la scelta, la cernita, la scrematura sempre più ardua di quali band vedere e per quanto tempo: è un’opera di finissima cesellatura che richiede pazienza e nervi saldi. Per i neofiti, potrebbe essere utile chiarirvi ulteriormente questo punto: spesso ci sono delle simultaneità o degli accavallamenti tra l’esibizione di una band e l’altra, per cui potrebbe accadere che due show che volete assolutamente vedere siano in luoghi diametralmente opposti, alla stessa ora. Ed eccovi spiegata la somma crudeltà: a meno che non possediate il dono dell’ubiquità, dovrete per forza fare delle scelte. Talvolta scomode.
Tutto sommato, non è stato un grandissimo sforzo per noi: il drum and bass on tour è composto da un duo affiatato con gusti musicali ampi e abbastanza affini. E quando i gusti non sono conciliati, basta separarsi e andare ognuno dove gli pare. Tanto poi si può usare semplicemente il telefono per ritrovarsi (inception), con l’app dedicata del Brutal Assault su cui si possono salvare gli account degli amici, per rintracciarli abbastanza agevolmente…
Una volta terminato il Consiglio Supremo che ha sancito il planning definitivo e clamorosamente funzionale (“adoro i piani ben riusciti”), abbiamo avuto l’idea discutibile – a posteriori – di visitare uno dei posti consigliati nelle vicinanze: la storica diga sull’Elba di Les Království.

Un’ora e mezza a piedi per raggiungere un luogo sicuramente bellissimo durante il giorno, ma a quell’ora talmente buio che ho dovuto farmi spiegare da Luca come usare le impostazioni del mio fantastico telefono (inception n.2) per fare una foto decente. Come se non bastasse, nessun servizio automobilistico sembrava volerci riaccompagnare alla base, per cui siamo dovuti ricorrere all’antica tecnica dell’autostop, che ha incredibilmente funzionato. Tra l’altro, la gentilissima signora che alla fine si è fermata per aiutarci, che non finirò mai di ringraziare, conosceva la “nostra” Cremona, cosa che non capita così di frequente all’estero. Ci piace l’avventura…
Già questo primo giorno basterebbe per fornire una bella dose di materiale per gli aruspici: il presagio di un viaggio mai noioso, accadimenti sfortunati, una conclusione felice. Gli ingredienti ci sono tutti…
Il giorno seguente coincide anche con l’inizio del Brutal Assault, o per meglio dire con il warm-up day di aperitivo ai successivi quattro giorni veri e propri del festival. Dopo una colazione abbondante e un tuffo nella piscina dell’hotel, il nostro piano ha previsto prima una tappa intermedia al castello di Kuks, per visitare la tenuta barocca del XVIII secolo, costruita da un architetto italiano, racchiusa in un paesaggio che sembra provenire da un’altra epoca.

Senza tediarvi troppo con i dettagli, se vi capita di passare in zona, andate senza esitare: bastano poche ore per godersi un posto meraviglioso in mezzo alla natura e ricco di storia.
Ennesima traversata con un’autista asiatico che parlava italiano, ha studiato in Sardegna e ora sta studiando spagnolo perché preferisce il clima mediterraneo a quello della Repubblica Ceca (“come darti torto, ragazzo!”), ed eccoci finalmente pronti per l’avvicinamento alla fortezza di Josefov.
Se vi steste immaginando una tipica roccaforte medievale, non potreste essere più lontani dalla realtà. Josefov (da decenni parte del comune di Jaroměř), è fondamentalmente un villaggio di fine ‘700, con grandi palazzi e ampie vie, vagamente sopraelevato rispetto al paesaggio circostante, con il fiume Elba a dividerlo dalla città e circondato da una cinta muraria tanto spessa quanto inutile, perché non fu praticamente mai oggetto di assedi veri e propri nel corso della storia.

Immaginare di tenere un festival con circa 15000 persone al giorno in una venue come questa è quantomeno incredibile e, in effetti, il colpo d’occhio è notevole: sembra quasi di fare un viaggio in un luogo rimasto fermo nel tempo a più di un secolo fa.
L’organizzazione è impeccabile: dopo essersi accertati che non fossimo degli impostori, ci hanno dato in men che non si dica i braccialetti con il chip integrato per il sistema totalmente cashless del festival (caricabile sia in euro che in corone, anche direttamente dall’app del Brutal), con un piccolo libretto che comprendeva la mappa e la line-up con gli orari delle esibizioni.
Essendo ormai una tradizione consolidata da diverse edizioni, il warm-up day è un po’ da considerarsi come un giorno zero: l’area è ridotta rispetto agli altri giorni del festival (sono esclusi i due palchi principali), e molte delle iniziative e attrazioni laterali di cui vi racconterò nel riassuntone finale non sono ancora aperte al pubblico. Ma è un’ottima idea per fare in modo che la gente possa prendere dimestichezza con l’area circostante e, allo stesso tempo, dare una scusa per conoscere sin da subito gente nuova, magari mentre si bevono delle birre a costi contenuti (vorrei usare un intercalare tipico delle mie zone per sottolineare quest’ultima verità, ma rischierei una pesante censura).
Dopo una giornata in cui si sono toccate temperature più tipiche in un deserto come il Sahara che non a poche ore dal confine con la Polonia, all’orizzonte spunta finalmente qualche nuvola foriera di pioggia benedetta.
Entriamo davanti al palco “Obscure” quando ormai si sta concludendo l’esibizione dei Morax, band norvegese che mischia sapientemente heavy metal e doom. Il loro sound è abbastanza old school, ma mi risultano comunque piacevoli da ascoltare per quel poco che riesco a cogliere tra una fila per i top-up e quella per la birra. Niente di particolarmente rivoluzionario, ma l’ultima parte di scaletta fila via liscia e senza sbavature, molto divertente. Hanno un buon tiro e la loro musica arriva dritta dove vuole, vera e genuina.
Giusto il tempo di finire il boccale di birra, che sul palco si approcciano gli Ahab, band tedesca funeral doom metal (un genere che incute timore semplicemente pronunciandolo), con vent’anni di esperienza alle spalle. Mentirei se non dicessi che ero lì soprattutto per loro, incuriosito dalle sonorità grezze, monolitiche, sporche e inesorabili. Altro punto a favore: in generale, tutto ciò che ha una vena musicale psichedelica solletica il piacere del mio udito. Manco a dirlo, durante il loro show le nuvole sopra le nostre teste si sono lasciate andare con una pioggia leggera che ha reso l’esibizione ancora più gradevole. La voce graffiante e cavernosa di Daniel Droste si sposa alla perfezione con i ritmi lenti e i riff enormi della band… Moby Dick si avvicina, e Ahab è pronto a darle la caccia. La magia si conclude con “The Sea as a Desert”, quando davanti al palco si sono ormai radunati praticamente tutti e non si distingue più il limite della marea di gente.
Arriva quindi il turno dei brasiliani The Laws, band che si ripropone di mantenere viva la legacy dei connazionali Sarcófago, portando in alto lo stendardo della loro musica. Forse fin troppo taglienti per i miei gusti, ma sicuramente hanno portato una bella dose di energia, fra blast-beat e grossi riff di chitarra.
Questa giornata di aperitivo si conclude per noi con Octopoulpe al Kal Stage (un palco in una sala al chiuso, tipicamente riservata ai progetti più sperimentali, con musica soprattutto elettronica). Attirati dal fatto che si presenti come Sud-Coreano di Seul, essendo uno dei nostri migliori amici di origini coreane (se stai leggendo, “ciao, Alle”), eravamo curiosi di sentirlo… Premesso che è stato un po’ deludente vedere un tizio francese a petto nudo con la maschera da polpo, in realtà l’esibizione è stata molto divertente e interessante. Una continua interazione fra l’artista reale e le sue repliche digitali sul proiettore che “suonano insieme” e interagiscono durante tutto lo show, con una sana dose di autoironia e comicità.
Ci approcciamo verso l’uscita, stanchi per i chilometri percorsi, ma carichi al massimo dopo una giornata bella densa. Consapevoli che nei prossimi giorni ci sarà ancora tanto da vedere, ascoltare e sperimentare…
Se non che, vi devo ancora una spiegazione.
Come vi dicevo, questo non sarà un resoconto completo del festival…
Vi ho raccontato l’avvicinamento e il warm-up day, ma poi un evento nefasto ha segnato il destino di questo viaggio. Ho perso il telefono (ebbene sì, gente), nel pomeriggio del Day2, mentre stavo filmando il mosh pit durante lo show dei Body Count. Non so ancora se mi sia caduto o se me l’abbiano sfilato (e non voglio nemmeno saperlo, come direbbe Rafiqi: “il passato è passato”), sta di fatto che ho praticamente perso tutta la seconda metà del Day2 e la prima metà del Day3 del Brutal (oltre a una gran quantità di dati personali, appunti, foto e video).
Quindi che fare? Beh, la soluzione condivisa è stata trovata al volo: scrivere una TOP 15 delle band che secondo me (e LSimon), hanno spaccato di più e una TOP 8 delle “novità” – magari non per voi – che ci hanno colpito maggiormente, per poi concludere il tutto con un recap finale del festival.
Non mi sembrava giusto, specialmente nei confronti di chi legge, scrivere un racconto di giorni che non ho vissuto fino in fondo, e farei comunque fatica a raccontarli in modo esaustivo e imparziale.
Per cui, spero siate curiosi di condividere un viaggio diverso, tra gli show che ci hanno stupito di più, da un punto di vista assolutamente soggettivo e clamorosamente parziale…
La musica qui è la vera padrona e gli artisti sono i veri protagonisti, perciò… Diamo inizio alle danze!
Daniel D`Amico for SANREMO.FM
