Inizierà il 10 novembre dal Teatro Fiesole di Firenze il tour di Spiriti Guida, lo spettacolo che Cristina Donà e Saverio Lanza – co-autore delle musiche della Donà fin dal 2011, più o meno dall’album Torno a casa a piedi – porteranno in giro per i teatri d’Italia nei prossimi mesi. Al centro della produzione, a cura di Toscana Produzione Musica in collaborazione con Ponderosa, il tentativo di tracciare «le rispettive geografie sentimentali e sonore» attraverso un percorso che presenterà cover e brani autografi, ma anche racconti e aneddoti accomunati dal filo rosso della passione musicale e dei legami affettivi.
Ne abbiamo parlato con i diretti interessati in due interviste distinte al telefono, durante le quali abbiamo chiesto loro qualche dettaglio in più sullo spettacolo e a quali Spiriti Guida non riuscirebbero proprio a rinunciare.
Intervista a Cristina Donà
Saverio negli ultimi anni è stato un partner professionale capace di far emergere sfumature nuove nel tuo songwriting, o almeno questa è l’impressione che ho avuto io. Immagino però che quello che hai attivato con lui sia uno scambio partito da un terreno comune, dal punto di vista musicale: Spiriti Guida rappresenterà questo terreno comune?
Mi fa piacere sentire un giudizio così positivo a proposito dei risultati a cui ha portato questa collaborazione. Saverio mi è stato presentato tempo fa dal manager con cui attualmente lavoro, a fronte di una mia richiesta di trovare qualcuno con cui scrivere la parte musicale dei miei brani in modo più complesso e articolato, allargando così anche il mio ventaglio di conoscenze musicali.
Ogni volta che scriviamo musica io e Saverio uniamo i nostri ascolti e le nostre competenze, e una volta in più li uniamo nel progetto Spiriti Guida. Per quanto mi riguarda, porto sul palco da sempre semplici citazioni o magari brani interi di altri artisti, anche perché sono nata, come molti dei miei colleghi, facendo cover sui palchi dei pub. Mi sono fatta le ossa sulle canzoni di altri e ho cominciato molto tardi a scrivere le mie canzoni. Per me interpretare brani di altri è quindi rimasto più di un esercizio di stile: è un modo per entrare nelle scarpe di qualcun altro e abbracciare una sorta di terza via, una via di mezzo tra una parte teatrale e una parte “mistica” che ha a che fare con l’interpretazione di qualcosa che amo profondamente.
È stato forse anche un po’ un caso, ma certamente quella delle cover era una idea che ci stimolava già da un po’. Del resto, in tutti i lavori che hanno a che fare con l’arte, hai sempre bisogno di uno stimolo forte per portare a termine un progetto.
Nel comunicato stampa che presenta il tour leggo che Spiriti Guida si occuperà di «tracciare le rispettive geografie sonore e sentimentali»: che tipo di spettacolo dobbiamo aspettarci? Sarà un concerto canonico in cui presenterete alcune cover o un sorta di teatro canzone?
Credo nessuno dei due. Non sarà sicuramente un concerto canonico, anche perché alcuni brani saranno più citazioni che altro. Ci saranno anche parti raccontate che io ho ritenuto necessarie per indicare un percorso che le sole canzoni non avrebbero potuto tracciare. Ad esempio, c’è un punto in cui racconto il legame che c’è tra un brano di Sinead O’Connor e il primo brano scritto da me.
Questo meccanismo diventa importante anche per capire i motivi che ci hanno spinti a portare sul palco un brano piuttosto che un altro. Ci saranno quindi parti narrate, parti lette, parti raccontate spero in modo leggero, però definire Spiriti Guida un Teatro Canzone mi sembrerebbe un po’ presuntuoso, perché quello è un passo ancora oltre quello che proporremo noi. Diciamo che c’era la necessità di inserire queste brevi narrazioni assieme alla musica, come se si trattasse di un lavoro di tessitura di un percorso musicale, anche se poi durante lo spettacolo ci saranno anche brani non legati per forza a questo percorso, perché abbiamo comunque deciso di lasciare la scaletta aperta ad eventuali cambi di materiale, da uno spettacolo all’altro.
L’ultima volta che vi ho visti in concerto è stato all’Arena delle Balle di Paglia di Cotignola, questa estate: eravate solo tu e Saverio, e ti ho trovata davvero a tuo agio anche in questa situazione “minimal” dal punto di vista strumentale. Ripeterete l’esperienza anche con Spiriti Guida o ci sarà una band ad accompagnarvi?
Per ora saremo io e Saverio, ma non è escluso che in un secondo momento possa arrivare un altro musicista. All’inizio, a dire la verità, lo avevamo previsto, poi abbiamo deciso di limitarci a noi due.
Quali sono i 5 Spiriti Guida a cui Cristina Donà non riuscirebbe proprio a rinunciare?
È difficilissimo rispondere. Ti direi il Fabrizio De André degli ultimi anni, Ivano Fossati e i CSI, per quanto riguarda gli italiani. Sugli stranieri, ti direi Joni Mitchell, i Radiohead, e aggiungo anche il sesto, ovvero Björk.
Guardandoti indietro, ed osservando quindi anche una Cristina Donà degli esordi magari molto più legata ai suoi Spiriti Guida rispetto a quella di oggi, cosa vedi nel tuo percorso? Come sei cambiata e in cosa credi di essere migliorata?
Forse sono cambiata nella visione musicale generale, grazie anche alla collaborazione con Saverio. Diciamo che mi sono resa conto che non è facile delimitare dei percorsi. Penso ad esempio ai miei testi, che negli ultimi dischi hanno mirato quasi a una sorta di frammentazione. Del resto però ci sono momenti in cui ascolto ancora le classiche canzoni pop o folk tradizionali, e me ne innamoro. Anche quello è un approccio che mi affascina. Probabilmente mi sento un pochino più aperta al cambiamento, alle novità e alle musiche altre, rispetto agli esordi. Del resto gli esordi sono sempre un momento in cui ti trovi ad avere un’impostazione più rigida, anche solo per una questione di autodeterminazione, di definizione di te stessa.

Intervista a Saverio Lanza
Sei un musicista con alle spalle tantissime esperienze e collaborazioni di rilievo con artisti come Irene Grandi, Arisa, Piero Pelù, solo per citarne alcuni. Cosa ti ha spinto a collaborare alla scrittura dei dischi di Cristina Donà?
Cristina ha un’estrazione fondamentalmente cantautorale-indie nella scrittura musicale, e un po’ di tempo fa sono stato contattato per allargare un po’ la sua visione musicale, sia dal punto di vista compositivo che degli arrangiamenti. Il nostro comune manager ci ha fatto conoscere e da lì è partita questa avventura che doveva durare solo un disco, e poi è arrivata a tre, ed ha visto tantissime cose nel mezzo, oltre ai suoi album. In realtà, se ci penso bene, c’è stata un’apertura da parte di Cristina [a un nuovo approccio musicale, ndSA] , ma c’è stata anche un’apertura da parte mia.
Cosa ti piace di più della musica che scrivete insieme?
Abbiamo fatto tanti progetti di natura diversa e tutte le volte Cristina è riuscita a entrarci dentro perfettamente, e anch’io mi sono sempre sentito a mio agio. Cristina poi è una fuoriclasse quando si tratta di sintetizzare, di arrivare all’osso di un’idea, sia per quanto riguarda la parte musicale che nei testi. In questo credo sia davvero una maestra.
Con Spiriti Guida presenterete sul palco sia parte della produzione di Cristina, sia cover. Come unirete i due mondi? Ci sarà un fil rouge narrativo e magari anche qualche aneddoto tra un brano e l’altro, o tutto verrà presentato in modo lineare e senza tanti intermezzi?
È un problema che ci siamo posti fin dall’inizio ma che abbiamo risolto subito, nel senso che se prevedi un percorso di questo genere, devi pensare anche a una sorta di tessuto connettivo che spieghi da dove arrivino i nostri Spiriti Guida. Sarà un concerto, ma con all’interno momenti di “preparazione all’ascolto”. Non sarà però un Teatro Canzone, per intenderci.
Ci anticipi qualche Spirito Guida che avete inserito in scaletta?
La scaletta sarà piuttosto aperta e cambierà da una sera all’altra, ma se vuoi ti posso dire quelli che non mancheranno: sicuramente i Beatles, che sono un po’ gli Spiriti Guida di tutti, come anche Lucio Battisti. Se invece ci spostiamo su nomi un po’ meno pop, ti citerei ad esempio Björk, Satie e Monteverdi.
Quali sono i 5 Spiriti Guida a cui Saverio Lanza non riuscirebbe proprio a rinunciare?
Andrei per generi, forse. Partendo dalla classica, citerei Bach. Sul rock, ti direi i Rolling Stones, mentre i Beatles me li giocherei sul pop. Per quanto riguarda il jazz, Wayne Shorter, mentre tra i cantautori non potrei evitare di citare Battisti, che è quello che mi ha stupito di più nell’arco della sua intera carriera.
Antonio Santini for SANREMO.FM
