Non la sopportavo, Ambra Angiolini, quando è apparsa in tv. Poi l’ho amata. E oggi, a vederla ad Amici 26, penso che sia la miglior scelta che Maria De Filippi potesse fare per questo programma.
Siamo appena all’inizio e potremmo ricrederci da un momento all’altro, ma su alcune cose non ci si ricrede. Ho una conoscenza profonda della parte di Ambra che si poteva vedere da casa: l’ho vista crescere e sono cresciuto con lei.
Non saprei dire quando ho cambiato idea su di lei. So perché è successo. Ho cominciato a guardare oltre il personaggio, a riconoscere in lei una delle tante maschere che portiamo durante l’adolescenza.
Le persone che vediamo in televisione difficilmente coincidono con i personaggi che ci vengono mostrati. Eppure, quando siamo giovani, possiamo riconoscerci anche in chi sta dall’altra parte dello schermo, nelle sue insicurezze e nelle sue fragilità. A un certo punto, dietro quel personaggio scontroso, ho cominciato a vedere una ragazzina.
Il motivo per cui mi affascinava, e affascinava tanti della mia generazione, credo sia questo: nonostante tutto quel gioco in cui l’avevano messa, chi aveva abbastanza empatia intuiva nel suo sguardo il prezzo di tutta quell’esposizione.
Non potevamo sapere cosa stesse vivendo davvero, ma sentivamo che sotto quella maschera ci fosse molto altro.
È lo stesso motivo per cui oggi, seduta lì, mi convince: la sua esperienza somiglia a quella dei ragazzi di un talent show, ma portata all’ennesima potenza. Da ragazzina ha vissuto tutto quello che vivono i ragazzi di oggi, e molto di più, senza una scuola alle spalle.
Ambra Angiolini, la ragazzina con l’auricolare
Per la generazione attuale è un personaggio televisivo, la cantante di T’appartengo, un’attrice. Quelli un po’ più attenti sanno che ha vinto un David di Donatello e che porta a teatro dei monologhi che tutti dovrebbero vedere per l’intensità che trasmettono.
I più giovani forse non sanno che a intravedere per primo qualcosa in lei fu Gianni Boncompagni, uno che radio e tv le aveva già rivoluzionate: Alto gradimento con Renzo Arbore, Pronto, Raffaella? con Raffaella Carrà, la Domenica in di fine anni Ottanta.
Siamo nel 1992, lei ha quindici anni, ma viene presentata con un anno in meno, e quell’anno in meno le resta addosso per un po’.
Boncompagni era un professionista decisamente sopra le righe, portato a provocare su tutto e con Ambra si supera: mette un auricolare a una ragazza giovanissima, contro cui probabilmente pensa che nessuno possa scagliarsi, e la usa per sparigliare le carte in tv.
Noi nell’orecchio di Ambra non c’eravamo, quindi restiamo nel leggendario. I primi tempi pare che Boncompagni facesse battute nell’auricolare, battute fuori contesto, per cui lei rideva all’improvviso e da casa non si capiva perché.
Poi arrivò il passaggio successivo, quello più divisivo: due personaggi cartoon, muti, con cui lei doveva fingere di dialogare, un diavoletto in maglia rossonera e il Padreterno.
In piena campagna elettorale uno votava a sinistra e l’altro a destra, e tempo dopo le facevano dire il contrario, tanto che La Repubblica del 5 febbraio 1994 titolava “Ambra: quella frase era suggerita”.

Sui giornali era uno scandalo, ma il focus non era su Boncompagni che tramite Ambra faceva dire quelle cose: si scriveva che Ambra le diceva. Aveva quindici, sedici anni. Capiva il peso di quello che le mettevano addosso? Probabilmente no, l’avrebbe capito col tempo e soprattutto vissuto col tempo.
In ogni caso diventa un fenomeno mediatico trasversale, e l’esperimento televisivo di Boncompagni, guardato oggi, è più inquietante del Grande Fratello. Lei era un sogno per i ragazzini e un idolo per le ragazzine, ma anche una figura divisiva, perché la facevano giocare a fare l’antipatica, la scontrosa, la presuntuosa.
Raccontava di parlare con il Padreterno, ovviamente per scherzo, per gioco, eppure c’era gente che non la sopportava per questo. Quelle persone esistono anche oggi e si chiamano magari Sbirulina88 e Ponzio Pillame92: c’era già il corrispettivo di quello che vediamo ingigantito dai social.
Poi scatta qualcosa. Boncompagni decide di farle incidere un disco e inizialmente punta su Margheritando il cuore. Ma lei ascolta T’appartengo e si impunta: vuole quella.
Come avrebbe raccontato lei stessa, la registrano di notte, praticamente per prova, e quella prova diventa il disco. Gli autori costruiscono intorno alla sua voce una strofa quasi rap e i cori che sostengono il ritornello: l’Auto-Tune arriverà soltanto nel 1997.
Ma qui il punto, più che la tecnica, è un altro: per una volta quella ragazza aveva scelto da sola cosa cantare.
Non è la Rai non era una scuola, era un programma i cui meccanismi oggi sarebbero in gran parte impensabili. Il disco è un successo assurdo: esce l’11 novembre 1994 e cinque giorni dopo, il 16, La Repubblica scrive che ha già superato le centomila copie.
Il 12 marzo 1995 il quotidiano racconta del triplo disco di platino, più di 300 mila copie. Alla fine le copie fisiche sfiorano le 400 mila, in un’epoca senza download e streaming in cui nessuno veniva a comprarti il disco in cambio di una foto. Compravano il disco, punto.
Nel 2016, quando tornò nei negozi in vinile, ne ripercorremmo la storia anche su All Music Italia.
Il delirio di quegli anni lo raccontano anche i giornali. Nel marzo 1995 Leandro Palestini descrive su La Repubblica un concerto di Ambra in cui sul palco piovono fiori, peluche, figurine e palloncini rosa. Durante il tour un rotocalco la ritrae in auto verso l’ospedale, e due giorni dopo lei è sul palco del palasport di Marsala.

Generazione X, i titoli sul peso e il Dopofestival con Baudo
Poi Non è la Rai finisce, il 30 giugno 1995, e arriva quello a cui nessuno aveva pensato: sta crescendo. Non è più l’adolescente a cui tutto viene perdonato, e a lei, in realtà, non è mai stato perdonato niente.
Sa ballare, ma non è la numero uno a ballare, fa dischi, ma non è la cantante numero uno, conduce, ma tolta dal meccanismo gioco-auricolare deve trovare una collocazione e portare avanti il personaggio che le hanno costruito. Lo ha detto lei a Il Messaggero nel 2026: “Il mio mestiere all’inizio era proprio essere famosa.”
Generazione X, in autunno su Italia 1, parte bene: un lunedì ottiene quasi un milione e mezzo di spettatori e più del 21% di share, contro i 935 mila di Casa Castagna su Canale 5, tanto che un giornale titola “Ambra batte papà Boncompagni”.
Ma in studio si è presentata con i capelli corti e la frangetta, ed è diventata più formosa. I social ancora non c’erano, ma la crudeltà del giudizio era la stessa.
Il 21 novembre 1995 Il Messaggero titola, a pagina 10, “L’extralarge non si addice ad Ambra”, e Roberto D’Agostino scrive che la ninfetta anni Novanta è caduta per colpa di qualche chilo in più.
In prima pagina il rimando, “Povera Ambra extra-large”, propone di cambiare il titolo del programma in “Generazione XXL”. Body shaming su una ragazza di diciotto anni, fatto da adulti e fatto passare per critica televisiva, quando di critica televisiva non c’era nulla.

Io, che c’ero, non ricordo che la cosa facesse scalpore. Non arrivarono associazioni in suo soccorso, o se arrivarono non fecero rumore, la rete per cui lavorava non disse niente perché allora non era un’abitudine, e persino il presidente di un fan club la trovò “grassissima”.

Da lì è caduta e rinata tantissime volte, e in certi casi si è fatta molto male. Nel febbraio 1996 affianca Pippo Baudo al Dopofestival di Sanremo e, a differenza di tante altre, non si fa schiacciare dalla presenza di Baudo: è un trionfo.
Il Dopofestival esordisce con 4,6 milioni di spettatori. Lei riprende Baudo che risponde al telefono con “Chi è?” e gli dice “Non si dice Chi è, si dice Pronto”, e Aldo Grasso sul Corriere della Sera scrive che “Ambra non è più virtuale, ma forse diventerà virtuosa”.
A marzo Epoca le dedica la copertina, “la straordinaria metamorfosi di un’antipatica”. Poi di nuovo il flop, e di nuovo titoli molto più velenosi di quelli che oggi ci fanno gridare allo scandalo, ma allora era una consuetudine.

La promozione televisiva quotidiana e un pop melodico capace di intercettare gli adolescenti l’hanno portata anche in Sud America, dove è una specie di Laura Pausini per adolescenti. Nel 1997 canta al festival di Viña del Mar:
A un certo punto la televisione l’ha pure abbandonata, forse perché non era più la ragazzina prodigio, e se non sei più la ragazzina prodigio non so dove metterti. Ti tolgo da dove ti ho messo, senza averti insegnato abbastanza e fregandomene dei danni che ti ho causato. Funzionava, e ancora funziona, esattamente così.

Dalle piccole radio al David per Saturno contro
È ripartita dalla radio, dalle piccole radio, da programmi più piccoli e di nicchia, e a un certo punto dalla recitazione: è lì che è davvero rinata. Fin qui abbiamo parlato di quello che accadeva all’esterno, ma dentro non sappiamo cosa sia successo. O meglio, conosciamo una parte, quella che lei ha ritenuto fosse utile condividere con le persone.
Non è difficile immaginare che quel percorso abbia lasciato dentro di lei delle crepe. Sopravvivere a un’esposizione del genere, soprattutto a quell’età, senza portarsene dietro qualche conseguenza sarebbe stato difficile. Quei titoli non sono rimasti sulla carta: ha pubblicato un libro che consiglio a tutti, InFame, sul suo rapporto con il cibo e con i disturbi alimentari.
L’ha fatto puntando il dito su se stessa e cercando di far capire cosa si muoveva dentro di lei, perché quello che c’è fuori difficilmente lo controlli. In un post su Instagram ha scritto di aver vinto “una guerra che non doveva nemmeno essere combattuta”.
Rinasce come attrice, e si capisce perché: quando la vita ti lascia dentro delle crepe, impari anche a riconoscerle negli altri. La capacità di empatizzare, di avvicinarti alle storie delle persone e di renderle tue, soprattutto le più complesse, può diventare il tuo pane.
Se sei nata in una generazione in cui il sacrificio era un obbligo, e sei sopravvissuta, quello che hai dentro puoi imparare a canalizzarlo. Può diventare un’inclinazione all’arte che trova la sua strada.
Nel 2007 arriva il David di Donatello per Saturno contro, poi il teatro: Oliva Denaro, dal romanzo di Viola Ardone, e oggi La misteriosa scomparsa di W, testo di Stefano Benni di cui firma anche la regia.
Amici 26: responsabili artistici, non professori
Per anni abbiamo chiamato professori chi stava dietro il banco di Amici e, con l’eccezione di Alessandra Celentano, era un racconto televisivo a mio avviso profondamente sbagliato: dava un ruolo a persone che non ne avevano i requisiti e che in alcuni casi non li avevano neanche conquistati sul campo.
Insegnare a cantare non era compito dei professori: lo facevano dietro le quinte i vocal coach, e lo fanno ancora, mentre del ballo si occupano i coreografi.
Chi sedeva lì cercava, e cerca, di individuare una direzione per i ragazzi scelti e di indirizzarli. A volte è riuscito, a volte è sconfinato nell’elogio eccessivo, altre volte non ha funzionato per niente.
Quando hai vissuto quello che ha vissuto Ambra, sai cosa può affrontare un ragazzo che sta in tv a inseguire un sogno. Quando il sogno ha a che fare con l’arte o con lo spettacolo, il sacrificio è quasi sempre totalizzante, e devi trovare la forza dentro di te.
Dopo una puntata e qualche appuntamento del pomeridiano può sembrare presto per dirlo. Ma a volte bastano pochi elementi, messi insieme, per riconoscere una persona che sembra essere nel posto giusto. Poi sarà il tempo a dirci se avevamo ragione.
Nella prima puntata, per esempio, Ambra prova a dare a ogni ballerino gli esatti motivi per cui qualcosa le è piaciuto o no.
Non un “mi sei arrivato, non mi sei arrivato”, non un “sei giusto per il mio percorso, non lo sei”: giustifica, e a casa, prima o poi, si sente quanto ci tiene a spronare quei ragazzi. E non tutti, alla fine, faranno questo lavoro.
Lo si è visto con Napo, che aveva davanti Lorella Cuccarini e Ambra: ha detto che non avrebbe voluto scegliere, ma che era Ambra ad avvicinarsi di più a quello che pensa lui. Lei, a mani giunte, gli ha risposto “Questa cosa davvero mi emoziona tantissimo”.
Già dopo la sala prove lei aveva detto di essere “ancora più sì di prima”. Le scelte dei ragazzi sono raccolte nella pagina di Amici 26.
Nel pomeridiano del 14 ottobre Ambra incontra Charli, una delle ballerine che ha scelto. Le dice di averla osservata in questo periodo e le indica il punto preciso: la sua età le dice “vado, spendo tutto, ce la faccio”, ma durante la coreografia ha “mollato più volte”, e probabilmente era paura.
Charli ammette di essere partita carica e di aver sentito le gambe tremare per l’ansia. Ambra le chiede di riprovare e le parla di come dosare la forza: “Devi pensare al percorso, non a una sola esibizione”, e “se è tutto forte non sembra forte”.
Quando riprova davanti a lei e a Elena D’Amario, Charli trova ancora qualche difficoltà. Ambra cerca di capire da dove nasce e le dice: “È già molto adulto sapere i nostri punti deboli. Se io sono carente posso decidere che quello è un fatto oppure lo supero”.
Poi, dopo un confronto con Elena D’Amario, finge che la prova non sia andata bene e le dice con tono materno: “Mi manca quel pezzo che non so se posso prendermi questa responsabilità”. Charli, in crisi, sussurra “So anche cantare, se vuole…”. Ambra la porta in studio e le consegna il banco.
Ad Ambra, a diciotto anni, sotto quei titoli sul peso, non credo che qualcuno abbia parlato così.
X Factor 2023, Angelica Bove e Selmi
Lo stesso approccio si era già visto a X Factor, nel 2023. Angelica Bove era nella sua squadra e Ambra cercava di accompagnarla in una direzione che rispettasse la sua sensibilità, senza imporle ogni scelta.
Nella semifinale, difendendo davanti a Fedez l’assegnazione di Sally, spiegò di aver scelto di stare indietro, aiutando i concorrenti a mettere in scena ciò che sentivano.
E già alle audizioni Selmi, che poi sarebbe finito nella squadra di Morgan, l’aveva commossa con Doccia ghiaccia, un brano sulle maschere che indossiamo. Si era riconosciuta in quelle parole.
X Factor, però, è un programma più breve di Amici: il tempo a disposizione per lavorare sulla crescita di un concorrente è molto più ridotto. Qui quel tipo di lavoro potrebbe avere il tempo di svilupparsi davvero.
Dal teatro ad Amici 26: Ambra Angiolini regista
Con La misteriosa scomparsa di W ha debuttato anche alla regia teatrale. Ad Amici è ancora più regista: non nel senso di dirigere qualcuno, come hanno fatto con lei, ma di vedere il quadro d’insieme.
Prende queste cose shakerate che sono predisposizione al talento, emotività, umanità, e prova a metterle insieme per incanalarle in una direzione. Può sbagliare, come chiunque provi a guidare un artista. Ma cercare una direzione, invece di limitarsi a giudicare un’esibizione, è già una parte importante del lavoro.
Ed è qui che la definizione di responsabile artistico, finalmente, mi sembra acquistare un senso preciso. In sala prove i coreografi si occupano della coreografia, del piede, della posizione delle mani, delle cose tecniche. Lei può lavorare insieme a loro sul quadro d’insieme: la canzone, l’espressione visiva, lo spettacolo da costruire. È questo, secondo me, il lavoro che vuole fare.
Sulla tecnica lascio giudicare chi ha gli strumenti per farlo: io guardo il programma nel suo insieme. Anche lei è lì, come tutti, per una scelta di Maria De Filippi, e ne parlavamo nella scheda su Ambra.
Ma una volta che una persona è seduta lì, il compito di chi la guarda è capire se sta facendo le cose con un senso o se sta solo provando.
Da ragazzini, nel suo sguardo, intuivamo che ci fosse qualcosa che non potevamo sapere. Oggi quello stesso sguardo è rivolto ai ragazzi di Amici.
C’è una differenza enorme. Allora aveva qualcuno che le parlava nell’orecchio, le suggeriva cosa dire, le costruiva un personaggio. Oggi è dall’altra parte. E invece di dire ai ragazzi chi devono essere, prova ad ascoltarli, a capire chi sono e cosa potrebbero diventare.
Il senso della sua presenza lì è proprio questo: provare a dare ai ragazzi qualcosa che a lei, quando aveva la loro età, è mancato.
Ambra ha un senso.
Immagini di repertorio: ritagli e fotogrammi dall’archivio personale di Massimiliano Longo, utilizzati esclusivamente a fini di cronaca, critica e informazione. Tutti i diritti appartengono ai rispettivi titolari. Qualora il titolare ritenga di doverne chiedere la rimozione, può contattarci all’indirizzo redazione@allmusicitalia.it.
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