Sta per cominciare una nuova era della storia dei Pearl Jam. Domani, 27 settembre, la band salirà sul palco dell’Ohana Festival di Dana Point, California dove presenterà finalmente il suo nuovo batterista. Il posto è rimasto vacante dopo la separazione amichevole da Matt Cameron annunciata a luglio 2025. Il gruppo ha confermato di aver trovato il suo sostituto ed è in qualche modo riuscito a mantenere il segreto. «È il nostro mistero avvolto in un enigma», ha detto Stone Gossard a maggio, «e in questo momento ce lo stiamo godendo».
I fan più accaniti dei Pearl Jam trovato la situazione piuttosto frustrante e negli ultimi mesi si sono dedicati alle speculazioni su chi potrebbe essere il nuovo batterista. Nei mesi si sono fatti vari nomi, con qualche fan che sostiene di avere informazioni private dall’interno, ma non è mai emersa alcuna prova concreta. Ci troviamo così in una situazione piuttosto bizzarra: il concerto ci sarà tra pochi giorni e non abbiamo la minima idea di cosa succederà.
Questo non ci ha impedito di fare qualche ipotesi. Ecco allora una lista di 18 possibilità, con i pro e i contro della scelta di ciascuno e le probabilità che ottenga il posto. Si parte da nomi plausibili, si passa attraverso quelli improbabili e si arriva infine ad alcune ipotesi improbabili, o semplicemente impossibili.

Josh Freese
Negli ultimi 40 anni Josh Freese ha fatto parte di un numero impressionante di band fenomenali, tra cui Foo Fighters, Weezer, Devo, Sublime, Nine Inch Nails, Guns N’ Roses e Offspring. Come se non bastasse, ha suonato in oltre 400 album. È difficile trovare un batterista dell’epoca moderna con un curriculum più impressionante del suo e in grado di adattarsi con facilità a qualunque genere musicale.
Pro: è un professionista di primo livello e potrebbe raccogliere senza problemi il testimone da Matt Cameron.
Contro: la sua esperienza nei Foo Fighters è durata appena due anni ed è terminata per ragioni che nessuno ha mai chiarito fino in fondo. Dave Grohl sa qualcosa che noi non sappiamo?
Probabilità: tra le più alte. È quasi impossibile che non sia stato almeno preso in considerazione.

Stephen Perkins
Una parte dei fan dei Pearl Jam è convinta che il posto sia già di Stephen Perkins (Jane’s Addiction, Porno for Pyros), ma non esistono ancora prove concrete che lo sia. Il tempismo, però, sarebbe perfetto: dopo la caotica separazione dai Jane’s Addiction, Perkins è alla ricerca di un nuovo ingaggio. Ricorderebbe quanto accaduto nel 1998, quando i Pearl Jam hanno chiamato Cameron poco dopo lo scioglimento dei Soundgarden. Ci sono anche altre band che hanno guardato ai Jane’s Addiction quando si è trattato di trovare nuovi membri: i Red Hot Chili Peppers, per esempio, hanno ingaggiato Dave Navarro dopo il primo scioglimento del gruppo di Perry Farrell.
Pro: i Pearl Jam hanno un rapporto di lunga data coi Jane’s Addiction che risale ai primi anni ’90 e Perry Farrell è salito più volte sul palco con loro per suonare Mountain Song. Perkins è un batterista straordinario e conosce molto bene sia la fatica dei lunghi tour che la musica dei Pearl Jam.
Contro: Perkins sta per compiere 60 anni. I Pearl Jam potrebbero volere un batterista più giovane che non avrebbe problemi a fare concerti di tre ore. C’è poi la possibilità che i Jane’s Addiction si riuniscano ancora una volta, per quanto al momento sembri improbabile. Del resto i Jane’s non hanno mai suonato senza di lui.
Probabilità: piuttosto alta. Siamo scettici, ma forse i fan dei Pearl Jam non hanno tutti i torti.

Abe Laboriel Jr.
Un altro nome che circola da settimane tra i fan dei Pearl Jam è quello di Abe Laboriel Jr., batterista di lunga data di Paul McCartney. L’ipotesi avrebbe senso giacché dietro pelli e tamburi Laboriel è una macchina da guerra, è amico di Eddie Vedder, ha partecipato alla registrazione del suo disco solista Earthling. Durante i concerti di McCartney, Laboriel affronta con entusiasmo brani dei Beatles, dei Wings e della carriera solista di Macca. Non è difficile immaginarlo alle prese con Release, Even Flow e Porch.
Pro: Laboriel ha esperienza di grandi palchi o grande pressione. Ha suonato all’halftime show del Super Bowl e persino davanti alla regina Elisabetta. Fa anche i cori, fra le altre cose. Non c’è dubbio che sia all’altezza dell’incarico.
Contro: McCartney lavora con la stessa band da quando è tornato sulle scene nel 2002. Bisognerebbe essere pazzi per mollarlo. Per semplici ragioni anagrafiche, però, è probabile che in futuro ci saranno più tour dei Pearl Jam che di McCartney. Ma entrare nella band significherebbe comunque lasciare Macca. Sarebbe disposto a farlo?
Probabilità: quanto quelle di Perkins.

Kahokiss
Non è neanche lontanamente famosa quanto altri batteristi della lista. Dal 2018 all’inizio di quest’anno ha fatto parte delle giapponesi Otoboke Beaver, che ha lasciato quando ha avuto un figlio. Tra i fan dei Pearl Jam c’è chi sospetta che l’addio sia legato all’ingresso nella band. Le prove sono scarse, ma chi crede a questa teoria dice che Kahokiss ha lasciato le Otoboke Beaver subito dopo il forfait di Cameron e che Vedder si trovava in Giappone per alcuni concerti solisti nel momento è successo.
Pro: è una musicista incredibile e la sua giovane età sarebbe un grande vantaggio. Il suo arrivo abbatterebbe un altro muro nella storia dei Pearl Jam: la prima volta di una donna nella formazione.
Contro: Pearl Jam e Otoboke Beaver sono band decisamente diverse. Inoltre, Kahokiss non ha mai dovuto suonare in luoghi come Fenway Park o al Lollapalooza.
Probabilità: decisamente bassa, ma chi può dirlo? Forse certi fan dei Pearl Jam hanno capito tutto dal primo giorno e tutto quello che è successo in seguito è stato solo un gigantesco depistaggio.

Richard Stuverud
Quando Cameron si è preso il Covid nel 2022, i Pearl Jam hanno chiamato Richard Stuverud, veterano della scena musicale di Seatlle. Suona nei progetti paralleli di Jeff Ament, Three Fish e Tres Mts. E nel lontano 1993 ha suonato nella versione di Nothingman incisa durante le session di Vitalogy che la band ha pubblicato nel 2011 in un’edizione deluxe dell’album.
Pro: non è famoso, ma fa parte della scena grunge di Seattle fin dagli esordi. Dopo anni passati in panchina, si è guadagnato una promozione ai massimi livelli.
Contro: è possibile che i Pearl Jam stia cercando qualcuno fuori dalla loro cerchia e in grado di portare un approccio diverso alla batteria. E poi potrebbero volere qualcuno di più giovane che dia alla band spinta ed energia. E da entrambi i punti di vista, Stuverud parte svantaggiato.
Probabilità: non saremmo sorpresi se fosse venisse scelto, ma non ci scommetteremmo su.

Matt Chamberlain
Per quattro settimana nell’estate del 1991, quindi mesi prima che diventassero delle superstar, Matt Chamberlain è stato il batterista ufficiale dei Pearl Jam. È rimasto abbastanza a lungo da suonare in alcuni concerti e apparire nel video di Alive, ma se ne è andato quando ha ricevuto un’offerta per entrare nella house band del Saturday Night Live. «Se avessi saputo che avrebbero guadagnato milioni e milioni di dollari, forse ci avrei pensato due volte», ha raccontato anni dopo, «ma credo di aver preso la decisione giusta. Non faceva per me. Loro erano in missione, io ero lì solo per dare una mano».
Pro: nella vita non ci sono molte seconde occasioni e sarebbe una storia fantastica se Chamberlain avesse una seconda possibilità coi Pearl Jam, 35 anni dopo la prima. Questa volta non ci sarebbero piccoli club e viaggi su furgoni malandati, ma hotel a cinque stelle e jet privati. È comunque rimasto vicino ai membri della band e ha suonato nel recente progetto parallelo di Stone Gossard, i Painted Shield.
Contro: non ci sarebbero molti svantaggi, a meno che i Pearl Jam non vogliano qualcuno più giovane di un 59enne. È uno dei cinque uomini che hanno fatto parte dei Pearl Jam come batterista.
Probabilità: non molte, ma facciamo il tifo per questa ipotesi perché sarebbe una storia meravigliosa, una specie di ritorno al punto di partenza.

Joey Waronker
Josh Freese ha un curriculum impressionante, ma Joey Waronker gli sta dando filo da torcere avendo suonato con Oasis, Atoms for Peace, R.E.M., Roger Waters, Beck e molti altri. Il suo impegno con gli Oasis sembrerebbe escluderlo, ma i fan hanno notato che il suo nome non compare nei credits del documentario Don’t Look Back in Anger. Una semplice dimenticanza o la prova che i fratelli Gallagher lo hanno fatto fuori? Se così fosse, sarebbe disponibile.
Pro: Waronker è un batterista incredibilmente versatile. Se è riuscito a reggere Roger Waters come capo, coi Pearl Jam sarebbe una passeggiata.
Contro: i Pearl Jam potrebbero volere un membro che si dedichi al gruppo al 100%, non uno abituato a saltare continuamente da un progetto all’altro. E poi Waronker è uno che lavora senza sosta, mentre i Pearl Jam passano periodi molto lunghi di inattività. Da questo punto di vista, potrebbe non essere la scelta più adatta.
Probabilità: un po’ come per Freese, è ragionevole pensare che il suo nome sia stato almeno preso in considerazione, ma saremmo sorpresi se scegliessero lui.

Josh Klinghoffer
Ok, può sembrare un’ipotesi matta visto che Josh Klinghoffer è un chitarrista. È persino entrato nella Rock and Roll Hall of Fame come chitarrista dei Red Hot Chili Peppers, anche se pochi anni dopo è stato licenziato. All’epoca aveva appena 32 anni e oggi la band ha praticamente cancellato dal repertorio i due album registrati con lui. Ma subito dopo la sua uscita dai Chili per far spazio al ritorno di John Frusciante, Vedder lo ha portato nei Pearl Jam come polistrumentista, affidandogli tastiere, chitarra, percussioni e cori. E quando Cameron ha avuto il Covid e la band ha chiamato Stuverud, Klinghoffer ha suonato la batteria in alcuni pezzi. In poche parole, sa suonare praticamente qualsiasi strumento.
Pro: Klinghoffer deve avere stretto una specie di patto col diavolo per riuscire a entrare in tutte le grandi band alternative degli anni ’90: oggi fa parte della formazione dal vivo dei Pearl Jam, ha passato anni nei Chili e qualche anno fa ha persino sostituito Dave Navarro nei Jane’s Addiction. È anche molto legato a Vedder e suona la chitarra nella sua band solista, gli Earthlings. Se riuscisse in qualche modo a mettersi dietro la batteria e a far funzionare la cosa, Vedder probabilmente ne sarebbe felicissimo.
Contro: è un chitarrista.
Probabilità: piuttosto basse. Ci aspettiamo che continui a ricoprire il ruolo che ha già nella band.

Jay Weinberg
Da quando ha iniziato a suonare con la E Street Band che era ancora adolescente, nel 2009, grazie a un certo famigliare, Jay Weinberg ha suonato con Madball, Against Me!, Infectious Grooves, Suicidal Tendencies e Slipknot. Con questi ultimi è rimasto per quasi dieci anni, prima di essere licenziato nel 2023. Da allora è alla ricerca di un nuovo ingaggio e lavora da solista. Siamo sicuri che risponderebbe se arrivasse una telefonata dai Pearl Jam.
Pro: ha suonato su palchi enormi sia con la E Street Band sia con gli Slipknot. Ha anche dovuto affrontare una pressione enorme quando si è trovato a sostituire il padre davanti a circa 70mila persone ogni sera. I Pearl Jam non dovrebbero intimorirlo più di tanto. Ha appena 36 anni e potrebbe affrontare senza problemi concerti maratona o qualsiasi altra cosa la band chieda.
Contro: a parte le inevitabili e fastidiose accuse di essere un nepo baby, non ce ne sono molti. Se ne avesse l’occasione, Weinberg probabilmente spaccherebbe coi Pearl Jam.
Probabilità: il suo nome non è circolato granché e la concorrenza è talmente tanta che le possibilità sono probabilmente piuttosto basse.

Dave Krusen
Josh Klinghoffer e Richard Stuverud non sono stati gli unici batteristi a suonare con i Pearl Jam quando Cameron si è beccato il Covid. La band ha chiamato anche uno dei suoi membri fondatori, Dave Krusen. La sua prima esperienza nel gruppo è durata solo pochi mesi, perché all’epoca aveva problemi di alcolismo, ma è rimasto abbastanza a lungo da suonare in Ten e guadagnarsi così un posto nella Rock and Roll Hall of Fame. I Pearl Jam hanno suonato con lui Alive la sera della cerimonia e nel 2022 hanno eseguito insieme altri pezzi di Ten.
Pro: i fan impazzirebbero di gioia se la formazione originale dei Pearl Jam tornasse insieme dopo 35 anni. Sarebbe un po’ come il ritorno di Ron Blair nei Tom Petty and the Heartbreakers nel 2002 e rappresenterebbe per Krusen un regalo incredibile. Dopo l’uscita di Cameron, i fan hanno tempestato i suoi social e lui ha risposto: «No, hanno già un nuovo batterista». Quando la frase è diventata una notizia, ha cancellato il commento. E se fosse stata soltanto un depistaggio?
Contro: molto probabilmente Krusen diceva il vero. Riportarlo sul palco per la Hall of Fame e poi per quel concerto del 2022 ha dato a tutti una potentissima botta di nostalgia, ma manca dalla band da un sacco di tempo e non ha mai suonato nessuno dei pezzi successivi a Ten. Avrebbe parecchio da studiare.
Probabilità: purtroppo sono piuttosto basse.

Ilan Rubin
L’anno scorso nel mondo del rock è successa una cosa parecchio strana, che la stampa ha ribattezzato Drummergeddon. In poche parole, un numero sorprendentemente alto di gruppi – tra cui Pearl Jam, Foo Fighters, Nine Inch Nails, Primus, Iron Maiden, Who e Oasis – ha perso o si è separato dal batterista più o meno nello stesso periodo. Il momento più assurdo è arrivato quando i Foo Fighters hanno licenziato Josh Freese e hanno portato via Ilan Rubin ai Nine Inch Nails, mentre Trent Reznor ha risposto riprendendosi Freese, tipo scambio di giocatori tra due squadre. Rubin oggi ha un posto di tutto rispetto nei Foo Fighters, ma probabilmente anche Freese pensava di essere al sicuro. Accetterebbe un altro nuovo lavoro se a chiamarlo fosse Eddie Vedder?
Pro: Rubin ha talmente tanto talento da avere battuto il record di Josh Klinghoffer, diventando la persona più giovane mai entrata nella Rock and Roll Hall of Fame (a essere del tutto onesti, non per loro merito, ma perché i leader delle rispettive band dell’epoca hanno insistito affinché accadesse). Ha fatto un lavoro incredibile coi Foo Fighters e probabilmente sarebbe formidabile anche nei Pearl Jam.
Contro: copre già uno dei posti più importanti del rock. Probabilmente ai Pearl Jam non verrebbe nemmeno in mente di provare a portarlo via ai Foos.
Probabilità: molto basse.

Jack Irons
Se i Pearl Jam esistono, in fondo, è grazie a Jack Irons, batterista originale dei Red Hot Chili Peppers: è stato lui a parlare ai musicisti della band del suo amico Eddie, che viveva a San Diego. Sei anni dopo, Vedder ha ripagato quell’enorme debito chiamandolo nei Pearl Jam alla batteria dopo la separazione da Abbruzzese. Irons ha fatto un lavoro straordinario in No Code e Yield, ma ha lasciato la band a causa di alcuni problemi di salute mentale durante il tour australiano del 1998. È rimasto molto amico del gruppo ed era presente quando i Pearl Jam sono entrati nella Hall of Fame.
Pro: conosce buona parte del loro repertorio dal vivo e il suo rapporto con Vedder risale agli anni ’80. Molti fan di vecchia data sarebbero felicissimi di riaverlo. E se il suo ritorno significasse più pezzi di No Code e Yield in scaletta, sarebbe un enorme punto a favore.
Contro: negli ultimi vent’anni Irons ha condotto una vita piuttosto tranquilla. Tornare in un ambiente ad altissimo livello di stress potrebbe non essere l’ideale. E poi ha 64 anni e potrebbe non avere più la resistenza necessaria per affrontare i lunghi concerti dei Pearl Jam.
Probabilità: decisamente basse.

Max Weinberg
Bruce Springsteen ha fatto capire non ha più l’età per fare tournée infinite e che d’ora in poi preferirà organizzare giri di concerti più brevi. Questo lascia parecchio tempo libero ai membri della E Street Band. Max Weinberg potrebbe occuparlo entrando nei Pearl Jam. Ok, ha 75 anni, ma l’avete visto suonare Badlands di recente? Un concerto dei Pearl Jam sarebbe una passeggiata.
Pro: è uno dei più grandi batteristi della sua generazione e per la sua età (ma in realtà per qualsiasi età) è ancora in formissima.
Contro: nel 2031 avrà 80 anni ed è già piuttosto impegnato con Bruce. È folle.
Probabilità: praticamente zero.

Animal dei Muppet
Il problema di qualsiasi batterista è la fragilità di carne, sangue, muscoli e ossa. Ma attenzione, là fuori c’è un picchiatore di pelli che può fregarsene di queste fastidiose questioni. Uno che non invecchia mai, che non dà mai segni di stanchezza, che da decenni è lo spirit animal del rock’n’roll. Sto parlando ovviamente di Animal dei Muppet. Anni fa ha suonato insieme a Travis Barker ed è riuscito a tenerne il passo. Cosa gli impedirebbe di entrare nei Pearl Jam?
Pro: dietro la batteria farebbe la sua porca figura. Gli altri membri dei Dr. Teeth and the Electric Mayhem potrebbero non prenderla benissimo, ma è dal 1975 che Animal suona con loro, è il momento giusto per spiccare il volo.
Contro: è fatto di feltro, ha bisogno di almeno un essere umano perché si muova e, almeno per gli scopi dei Pearl Jam, non è sufficientemente reale. Tutto questo potrebbe creare qualche piccola difficoltà.
Probabilità: non alta quanto vorremmo.

Anika Nilles
La tedesca Anika Nilles ha sorpreso tutti quando a inizio anno ha preso il posto di Neil Peart nei Rush. È forse il compito più difficile che un batterista chiamato a sostituirne un altro abbia mai dovuto affrontare, eppure ha conquistato i fan dalla prima sera. Nei prossimi mesi i Rush hanno un calendario fitto di concerti, ma il 27 settembre hanno un giorno off. Nilles potrebbe volare fino a Dana Point e suonare coi Pearl Jam? Sembra decisamente improbabile, ma anche l’idea che una tedesca di cui pochi americani avevano mai sentito parlare potesse entrasse nei Rush sembrava improbabile, e invece…
Pro: è formidabile e se la caverebbe alla grande.
Contro: è presa da un altro impegnuccio. Magari ha una controfigura o una gemella?
Probabilità: attorno allo zero. Ha da fare.

Dave Grohl
Nel 1992 Pearl Jam e Nirvana si contendevano il titolo di band grunge numero uno d’America. «Non abbiamo mai litigato», ha detto una volta Kurt Cobain a proposito di Vedder, «semplicemente ho sempre odiato la sua band», un sentimento provato anche per gli Alice in Chains. «Quelle band fanno parte da anni della scena hairspray/cock rock e all’improvviso smettono di lavarsi i capelli e iniziano a indossare camicie di flanella. Non ha senso. Ci sono band che si trasferiscono a Seattle provenienti da Los Angeles e da ogni altra parte del Paese e sostengono di aver vissuto lì una vita, lo fanno per avere un contratto discografico. È una cosa offensiva». Il tempo ha rimarginato molte di queste ferite, ma gli ultimi strascichi verrebbero cancellati se l’ex batterista dei Nirvana entrasse davvero nei Pearl Jam (nel 1995 ha già suonato con loro Rockin’ in the Free World).
Pro: Dave Grohl è un gran batterista, può farcela.
Contro: suona con una certa altra band che gli porta via parecchio tempo.
Probabilità: più o meno le stesse che ci sono che Animal prenda vita ed entri nei Pearl Jam.

Meg White
È pressoché scomparsa da quando nel 2009 i White Stripes hanno suonato insieme per l’ultima volta. Non si è neanche presentata alla cerimonia di ingresso del gruppo nella Rock and Roll Hall of Fame del gruppo. I giornalisti che hanno cercato di rintracciarla sono tornati a casa senza nemmeno una foto. In quanto ad esposizione mediatica, fa sembrare Syd Barrett nel 2004 un personaggio alla Sid Vicious nel 1977. Ma immaginate cosa accadrebbe salisse sul palco con i Pearl Jam a Ohana.
Pro: sarebbe uno dei momenti più sorprendenti nella storia del rock e, si spera, potrebbe preparare il terreno per una reunion dei White Stripes.
Contro: abbiamo la vaga sensazione che non sia esattamente ansiosa di tornare sotto i riflettori.
Probabilità: 0,0000001%.

Dave Abbruzzese
Per una parte molto rumorosa dei fan della prima ora, Dave Abbruzzese è il più grande batterista che i Pearl Jam abbiano mai avuto. C’era lui al picco popolarità del gruppo tra il 1991 e il 1994, c’era lui in Vs. e Vitalogy. E se fosse dipeso da lui, ci sarebbe ancora. Ma c’è stato un aspro scontro di personalità, soprattutto con Eddie Vedder, e nel 1994 è stato liquidato. Non se n’è andato zitto zitto, ma ha più volte detto quel che pensava nelle interviste, avvelenando ulteriormente i rapporti. Non compariva nemmeno tra i musicisti del gruppo entrati nella Hall of Fame nel 2016 e per settimane se ne è lamentato online. «Non possono giustificare il fatto di ignorare il mio contributo, che io piaccia o meno. Se c’è ancora qualcuno nella band che ricorda quanto abbiamo lavorato duramente, quanto sangue e quanto sudore abbiamo versato… faranno la cosa giusta». Potrebbero compensare lo sgarbo lasciando il passato alle spalle e invitandolo di nuovo nella band?
Pro: i fan ne sarebbero entusiasti e lui sa suonare alla grande i vecchi pezzi.
Contro: potrebbe essere un tantino imbarazzante, visto che non si vedono, né si parlano da 30 e passa anni.
Probabilità: ce ne sono di più che Meg White e Animal si mettano insieme e formino un duo di batteristi tipo Mickey Hart e Bill Kreutzmann. A proposito, ora che i due hanno un sacco di tempo libero visto che i Dead & Company sono in pausa a tempo indeterminato…
Da Rolling Stone US.
Antonio Santini for SANREMO.FM
