L’avvocato Fabio Falcone spiega perché cambiare il testo di una canzone non è una semplice cover, partendo dalla discussione a X Factor tra Francesco Gabbani e Irama sulla versione di C’è tempo di Ivano Fossati cantata da Lenanie. Per il diritto d’autore, scrive, modificare un brano è cosa diversa dall’interpretarlo: serve il consenso di chi ne detiene i diritti.
Torna Dillo all’avvocato, la rubrica in cui Falcone, specializzato in diritto d’autore e diritto dello spettacolo, racconta le domande che arrivano nel suo studio da chi lavora nella musica. Nell’ultimo appuntamento aveva parlato del contratto di management dopo la storia di Blanco.
Una cosa è interpretare una canzone, un’altra è modificarla. E la differenza non è soltanto artistica, ma anche giuridica.
La discussione tra Gabbani e Irama sul testo di C’è tempo di Fossati
Voglio parlarvi di una discussione andata in scena a X Factor tra Francesco Gabbani e Irama che, al di là delle opinioni artistiche dei due giudici, ci offre l’occasione per affrontare un argomento che riguarda da vicino tantissimi giovani musicisti: la differenza tra una cover e una rielaborazione di un brano musicale. Una distinzione che può sembrare una sottigliezza, ma che, credetemi, dal punto di vista del diritto d’autore è tutt’altro che irrilevante.
Tutto nasce dall’esibizione di Lenanie, concorrente della squadra di Irama, che ha portato sul palco C’è tempo, uno dei brani più belli di Ivano Fossati, proponendone una versione decisamente personale, con buona parte del testo originale riscritto.
Francesco Gabbani, pur riconoscendo al ragazzo una notevole sensibilità interpretativa, ha sollevato una questione interessante: se di una canzone cambi quasi tutte le parole, mantenendo soltanto alcune parti riconoscibili, possiamo ancora chiamarla cover? E soprattutto, se il programma prevede che i concorrenti si confrontino interpretando brani già esistenti, fino a che punto è corretto trasformarli?
Irama, dal canto suo, ha difeso il proprio artista sostenendo che un cantautore debba avere la possibilità di esprimere la propria personalità anche attraverso una canzone scritta da altri, raccontando qualcosa di sé e offrendo un nuovo punto di vista. A sostegno della sua posizione ha ricordato un episodio personale legato a una sua interpretazione di un brano di Francesco Guccini, spiegando quanto fosse stato emozionante ricevere l’apprezzamento dello stesso autore.
Insomma, una discussione interessante, nella quale entrambi hanno espresso considerazioni artistiche assolutamente comprensibili. Peccato, però, che nessuno abbia affrontato quello che, da avvocato che si occupa quotidianamente di musica e diritto d’autore, considero il vero punto della questione: una cosa è interpretare una canzone, un’altra è modificarla. E la differenza non è soltanto artistica, ma anche giuridica.
Cambiare il testo di una canzone: serve il consenso dell’autore?
Partiamo da un presupposto: personalmente trovo bellissimo che un giovane cantautore possa prendere un brano di Ivano Fossati e provare a raccontarlo attraverso la propria sensibilità. La musica vive anche di questo, di contaminazioni, di nuove interpretazioni e di generazioni che riscoprono canzoni scritte molti anni prima.
Ed è altrettanto vero che una versione particolarmente riuscita può regalare nuova popolarità a un’opera, magari facendola conoscere a migliaia di ragazzi che non avevano mai ascoltato l’originale. Pensate a quante canzoni del passato sono tornate in classifica grazie a una reinterpretazione, a un campionamento o a un utilizzo sui social.
Tutto molto bello, ma c’è una cosa che non possiamo dimenticare: il fatto che una rielaborazione possa piacere all’autore originale non significa che chiunque sia libero di realizzarla senza il suo consenso.
Irama, durante la discussione, ha detto di essere convinto che Fossati sarebbe orgoglioso della versione proposta da Lenanie. Può darsi, e non ho alcuna ragione per pensare il contrario. Ma potrebbe anche non esserlo, perché magari quelle parole, quella struttura narrativa e quel modo di raccontare una determinata emozione rappresentano esattamente ciò che l’autore voleva comunicare quando ha scritto la canzone.
Il diritto d’autore serve anche a questo: a garantire che chi ha creato un’opera possa decidere se e come consentire ad altri di modificarla. Non si tratta di una formalità burocratica e nemmeno di una questione economica. Si tratta, prima di tutto, del diritto di un autore di mantenere il controllo sulla propria creazione, nei limiti e secondo le regole previste dalla legge.
Naturalmente non sappiamo se, nel caso specifico, la produzione di X Factor abbia ottenuto tutte le autorizzazioni necessarie per proporre quella versione di C’è tempo. E non abbiamo alcun motivo per sostenere che non lo abbia fatto. Il problema che voglio affrontare è un altro, e riguarda soprattutto il messaggio che arriva a casa.
Cover o rielaborazione: gli articoli 18 e 4 della legge sul diritto d’autore
Proviamo a fare un esempio, senza complicarci la vita con troppi tecnicismi. Sono un giovane cantante, mi piace una canzone di Vasco Rossi e decido di inciderne una mia versione. Posso interpretarla con una voce diversa, cambiare il tempo, scegliere un arrangiamento acustico invece di quello rock originale e darle una veste musicale completamente nuova, purché le modifiche non arrivino a trasformare gli elementi creativi protetti dell’opera. In questo caso, in linea generale, siamo ancora nell’ambito di una cover.
Adesso immaginiamo che lo stesso ragazzo decida di mantenere il ritornello di Vasco, ma di riscrivere tutte le strofe, sostituendo il testo originale con parole proprie. Oppure che voglia conservare la musica e cambiare completamente il testo, magari parlando di tutt’altro rispetto alla canzone di partenza.
Ecco, qui non siamo più davanti a una semplice cover. Stiamo parlando di una modifica dell’opera originale, che può assumere la natura di una vera e propria elaborazione creativa.
La differenza è fondamentale, perché la legge italiana sul diritto d’autore, la famosa legge 633 del 1941, stabilisce all’articolo 18 che il diritto di elaborare e modificare un’opera appartiene in via esclusiva all’autore, salvo naturalmente i diritti che quest’ultimo abbia eventualmente trasferito ad altri soggetti.
L’articolo 4, inoltre, riconosce tutela anche alle elaborazioni creative di opere preesistenti, ma fa espressamente salvi i diritti sull’opera originale. Questo significa che una rielaborazione può essere a sua volta un lavoro creativo, anche molto originale, senza che ciò faccia venir meno la necessità di rispettare i diritti di chi ha scritto la canzone da cui siamo partiti.
Tradotto: se decidi di riscrivere una parte significativa del testo di una canzone di Fossati, di Vasco o di qualsiasi altro autore, non basta essere bravo, non basta citare il nome dell’artista originale e non basta nemmeno essere convinto che quella nuova versione gli farà piacere. Devi verificare chi detiene il diritto di autorizzare quelle modifiche e ottenere il relativo consenso.
E attenzione, perché non è neppure sufficiente aver pagato i normali diritti d’autore per l’esecuzione pubblica del brano. Le autorizzazioni necessarie per eseguire una canzone non comprendono automaticamente anche il diritto di modificarne il testo o la melodia. Sono diritti differenti e possono richiedere consensi differenti.
A questo si aggiunge un altro aspetto spesso dimenticato, quello dei diritti morali dell’autore. La legge tutela infatti anche il legame personale tra l’autore e la propria opera, riconoscendogli, tra le altre cose, la possibilità di opporsi alle modificazioni che risultino pregiudizievoli per il suo onore o la sua reputazione. Non ogni modifica è automaticamente una violazione del diritto morale, naturalmente, ma è importante ricordare che il consenso all’utilizzazione economica di un’opera non cancella questa particolare tutela.
Composizione e master: due diritti diversi sulla stessa canzone
Già che ci siamo, approfittiamo della vicenda per chiarire un’altra questione sulla quale, credetemi, continuo a ricevere domande praticamente ogni settimana.
Quando parliamo di una canzone, dobbiamo distinguere l’opera musicale dalla sua registrazione. Il testo e la musica costituiscono la composizione, sulla quale esistono i diritti degli autori e, quando presenti, quelli degli editori musicali. Il master, invece, è la registrazione sonora di quella composizione, sulla quale possono esistere diritti differenti, normalmente riconducibili al produttore fonografico e agli altri aventi diritto.
Facciamo un esempio ancora più semplice. Se prendo una canzone di Vasco Rossi e la registro da zero, suonando personalmente tutti gli strumenti, sto creando una nuova registrazione di un’opera musicale già esistente. Se invece utilizzo direttamente la registrazione originale di Vasco, magari isolandone la base strumentale per cantarci sopra, sto utilizzando anche un master che appartiene a qualcun altro.
Nel secondo caso, quindi, oltre ai diritti sulla composizione, entrano in gioco anche quelli sulla registrazione originale. E le autorizzazioni necessarie possono aumentare.
È una distinzione che ogni giovane musicista dovrebbe conoscere prima ancora di pubblicare il suo primo brano su Spotify o YouTube, perché oggi basta davvero poco per realizzare una versione alternativa di una canzone e distribuirla in tutto il mondo. Ma la facilità con cui la tecnologia ci permette di fare qualcosa non significa automaticamente che abbiamo anche il diritto di farlo.
X Factor e i giovani musicisti: cos’è una rielaborazione
Ed eccoci alla ragione per cui ho deciso di occuparmi di questa vicenda. Non certo per stabilire se abbia ragione Gabbani o Irama, né tantomeno per giudicare l’esibizione di Lenanie, che riguarda sensibilità artistiche sulle quali ognuno può legittimamente avere la propria opinione.
Il punto è che X Factor rappresenta una vetrina straordinaria per tanti giovani che sognano di vivere di musica. Ragazzi che ascoltano i giudici, seguono i loro consigli, si identificano nei concorrenti e spesso prendono quello che vedono in televisione come un modello da imitare.
E oggi questi stessi ragazzi crescono in un mondo nel quale le informazioni arrivano soprattutto attraverso TikTok, Instagram e YouTube, dove ogni giorno qualcuno spiega come diventare famosi, come pubblicare una canzone, come fare milioni di streaming o come utilizzare l’intelligenza artificiale per produrre musica in pochi secondi.
Peccato che, in mezzo a tutti questi tutorial, ci sia ancora una conoscenza piuttosto approssimativa delle regole che governano l’industria musicale. Si confondono i diritti d’autore con quelli editoriali, le licenze con le liberatorie, i master con le composizioni, le cover con i remix e le rielaborazioni. E spesso si arriva persino a pensare che, se una canzone è disponibile su internet, allora sia automaticamente utilizzabile da chiunque.
Per questo credo che una trasmissione come X Factor abbia anche una piccola responsabilità culturale nei confronti del proprio pubblico. Non sto dicendo che debba trasformarsi in una lezione universitaria di diritto d’autore, ci mancherebbe. Ma quando si presenta una canzone il cui testo è stato significativamente riscritto, sarebbe importante spiegare che non ci troviamo necessariamente davanti a una semplice cover, bensì a un intervento creativo sull’opera originale, per il quale devono essere rispettati i diritti dei relativi titolari.
Basterebbe davvero poco. Una precisazione del conduttore, una breve spiegazione dei giudici o anche soltanto una presentazione più accurata del lavoro svolto dal concorrente.
Perché chiamare una rielaborazione semplicemente cover, senza spiegare cosa sia stato modificato, rischia di creare un equivoco in chi guarda da casa. Il ragazzo che domani prende una canzone di Ultimo, ne mantiene il ritornello e riscrive tutte le strofe potrebbe essere convinto di aver fatto esattamente quello che ha visto fare a X Factor, senza sapere che per distribuire legittimamente quel lavoro potrebbe aver bisogno di specifiche autorizzazioni.
E non è un dettaglio da poco, soprattutto in un momento storico in cui chiunque può diventare produttore, cantante e distributore della propria musica semplicemente accendendo un computer.
Gabbani, Irama e il diritto d’autore: chi può autorizzare una rielaborazione
Gabbani, secondo me, ha sollevato una questione interessante, perché si è chiesto dove finisca il concetto di cover e dove cominci qualcosa di diverso. Irama, invece, ha difeso un principio artistico altrettanto importante, e cioè la libertà di un cantautore di esprimere la propria identità anche attraverso la reinterpretazione di un brano altrui.
Sono due posizioni che possono tranquillamente convivere, ma che non risolvono la questione giuridica. Perché il diritto d’autore non stabilisce se una rielaborazione sia bella o brutta, se sia artisticamente rispettosa o se possa rendere nuovamente famosa una canzone. Stabilisce, molto più semplicemente, chi ha il diritto di autorizzarla.
E sia chiaro, una rielaborazione autorizzata non diventa per questo una cosa meno artistica, meno autentica o meno interessante. Anzi, può rappresentare un modo straordinario per far dialogare autori di generazioni differenti, mettendo insieme sensibilità e linguaggi musicali che altrimenti difficilmente si incontrerebbero.
Ma proprio perché si tratta di un lavoro creativo che parte dall’opera di qualcun altro, credo sia importante chiamarlo con il suo nome e spiegare come funziona. Una rielaborazione non è automaticamente un brano inedito completamente autonomo, né può essere trattata come una semplice cover quando le modifiche incidono sugli elementi creativi dell’opera originale. E, soprattutto, il fatto di aver realizzato una nuova versione non significa che si sia acquisito il diritto di utilizzarla liberamente.
Alla fine, il messaggio che vorrei arrivasse soprattutto ai ragazzi è molto semplice: sperimentate, reinterpretate, riscrivete, cercate nuove strade per raccontare la musica e non abbiate paura di confrontarvi con le grandi canzoni del passato. Ma imparate anche a conoscere i diritti di chi quelle canzoni le ha scritte, perché rispettare un autore non significa soltanto applaudirlo, citarlo o dichiarare pubblicamente quanto sia importante per voi. Significa anche riconoscergli il diritto di decidere cosa può essere fatto con la sua opera.
E forse, nel bel mezzo di una discussione tra Gabbani e Irama, sarebbe bastato ricordare proprio questo. Senza togliere nulla allo spettacolo, all’emozione e alla libertà artistica.
Avv. Fabio Falcone
Musica, Discografia e Diritto d’autore
www.fabiofalcone.com
www.instagram.com/fabiofalcone
Immagine di copertina generata con intelligenza artificiale a fini illustrativi
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